..lo immagini dire: “la ben rotonda confusione!”; sarebbe bellissimo e ci darebbe da pensare per così tanto che lo stesso pensiero dovrebbe cambiare…una confusione rotonda, e dunque, bisognerebbe solo accarezzare queste parole per far proliferare un mondo…queste parole e questo storpiamento che mi ha colpito d’improvviso, senza viso, senza volto pronto al cattivo gioco…perché ecco che la certezza si fa rotolare a terra come testa mozzata…queste parole, questo sbaglio -lo sbaglio per eccellenza- non solo uno storpiamento, ma la capitolazione totale mi hanno colpito, dopo il “clic”, dopo la riflessione survenuta al buon consiglio ed alle buone parole, all’indecisione, che altro non è che una lama che ciondola tra possibili tagli…ma ecco -avevo pensato di scrivere: -dunque- ma il registro cambia, cambia lo stropicciamento, l’attorcinamento delle mani, la fluizione- ecco allora, eccomi, eccoci nella ben rotonda confusione…immaginate una confusione ben definita, circoscritta fino alla terza dimensione…ed ancor più: la ben rotonda, ovvero la perfezione, il giro di un compasso stellare, che gira una volta intorno a se stesso, e poi ancora intorno alla prima conferenza tracciata, includendola in un altro cerchio di ortogonalità. E immaginate ancora -cosa sono se non spettri, se non immagini, le più ardite e le più semplici, le più impossibili e le più banali quelle della geometria- tutte le circonferenze che andrebbero a chiudere una tale sfera partendo solo dalle due iniziale, pensate a questo compasso che impazzito comincerebbe a sganciarsi dall’ordine iniziale e creerebbe ordini, ortogonalità sempre nuove e potenzialmente infinite sempre nel tentativo di disegno della stessa sfera, un compasso sarto. Ma anche un sarto compassato che impiega giorni, mesi, anni a descrivere la propria opera, il proprio abito. Ed arrivato alla definizione, alla perfetta concretizzazione della perfezione, ad una creazione non decaduta (da ché si pensa la creazione, si pensa la perdita, la nostalgia e l’allontanamento; F. ne sa molto in proposito) egli avrebbe circonfuso la ben rotondità, la sua perfezionalissima sfera chiusa…ma ecco il nocciolo, il seme della complessita(le mille deflorazioni del seme, l’innuclearità e la sua denuclearità). Il ben rotondo, la sfericità racchiude, definisce e implica la confusione. Se solo avesse detto: “la ben rotonda confusione”, ecco che sarebbe stato tutto diverso e noi avremmo parlato più lingue e costruito meno palazzi. Immagina allora la sfera (si dice tecnicamente lo “Sfero”, strano passaggio di genere..) che cerne la confusione, l’impazzimento dilatante e disperdente, la disconcentrazione. Ma ecco -ed ancora mi devo domandare di questo modello ostensivo dell’ecco, del “vi do da vedere”, “guardate”, “guardate con i vostri occhi”, “non c’è trucco, non c’é inganno”, l’inganno dei dimostratori, la vera confusione e contraddizione di dimostrare ciò che si mostra da sé, perché se qualcosa si mostra, non si danno dimostrazioni, ecco, eccolo l’inganno princeps di me che vi dico “ecco l’inganno dell’ecco”, andando al di là di tutti i paradossi, ed ecco, eccolo il secondo inganno della presentazione dell’inganno elevato al quadrato, e così via in un circuito infinito, nel circolo che tanto mi ricorda la sfera….- dicevo, per l’appunto, ecco la nota non dimostrativa, la nota che sfugge ai pentagrammi (ed ecco che nessuno ha provato mai ad interessarsi alla scrittura musicale, tutti hanno privilegiato le aritmetiche e le geometrie…ci sarebbe un mondo da scrivere sulla storia della scrittura musicale…variazioni, aggiustamenti, universalismo…cattolicesimo, organi, trapianti;;;)…la nota che distorce la simmetria logica e che ci fa domandare au bout, à bout de souffle, se sia mai possibile definire la confusione, se sia mai possibile rinchiuderla nella sfera chiusa ed indeformabile… ed allora cosa si può immaginare se non una sfera placentare che si sforma e si deforma, che respira creaturalmente, che pulsa, ecco ecco eccco mi manca ancora tanto…..

7 dicembre 2011
PEREGRINI che giunti qui entriamo in confusione. Il tracollo intero del tempo ha disorganizzato completamente la memoria…non ci sono più date, non c’é più ordine di ricordo, ma tutto uno sfarfugliamento…perdonate la confusione….

Primo giardino
7 dicembre 2011Vestizione complessa…come di rosa, chiusa, avvolta di petali…ma la rosa stessa è il suo avvolgimento, è l’intrico indistinguibile dei suoi manti con al centro nulla, quasi la delusione che coglie chi cerca…sfogliare una rosa ed arrivare ad un centro assente, al primo petalo che però s’offre solo denucleato…uno scrigno vuoto.
Pensa chi cerca sapendo cosa cercare…pensa, invece, chi cerca sapendo cercare, sapendo la distanza e l’abbandono primi in tutto…senza forziere e senza sacca, senza maglie strette, ma con mani troppo inadatte per acciuffare, solo accarezzare, scostare e levigare…
…pensa che è salito sul pinnacolo più alto e s’è accorto che non può mettere due piedi a terra, non c’è spazio, non c’è base d’appoggio, allora saltella e si dà il cambio, prima con un piede e poi con l’altro…
…pensa che una volta salito ha condannato ogni scalata, già solo i primi gradini di casa, solo per vedere un pò di più, solo un pochino di più…con dentro una paura del vuoto e del precipizio immensi, ma con un gusto perverso e incoercibile a continuare a salire…superare, primeggiare nel vedere
ed ecco che l’occhio non guarda più negli occhi, ma obliquo, un passaggio laterale…non per continuare a vedere oltre, non cambia solo la strategia, cambia l’occhio ed il risultato…un risultato vuoto ora (un risultato vuoto, come in questo infinito gioco di specchi, dove io vi do a vedere i miei occhi che però non sapete cosa vedono; io vi racconto i miei specchi, ma non l’immagine riflessa, io posso solo dare superfici di rimando, io sono una superficie dove voi scrivete, si anche nell’assenza di scrittura[un passaggio d'occhi, una lettura è già quasi uno scrivere il vostro passaggio silente]; voi credete di vedere, voi credete di vedere come io credo, voi credete vedermi credere, voi credete vedermi credere a quel che vedo, a quel che cerco, a quel che ho preso di mira, a quel che ho puntato…come si fa a credere a quel che si vede, cos’è il credito alla vista, o ancora il credito in vista, per prov-vista, per provvidenza, per pre-videnza, un buon investimento?)
…ed è sempre così labile uno sguardo…come è difficile condurlo al punto giusto, dirigerlo dove si vuole, dove si crede di trovare…ma sempre pieni di specchi è la nostra vista…io credo di trovarmi qui sopra, ma non ci sono, sono deviato, sono rispedito a casa, io credo di leggermi ed invece percepisco solo i mille indirizzi, le mille destinazioni per cui sono partito, riesco appena a leggere la traccia del volo preso e poi niente…vedo solo specchi con fantasmi che vi navigano dentro ed io rimescolo tutto solo per voi, addensando allucinazioni visive ed occhi chiusi…
…ma lui lo sa, egli è questo sapere inconoscibile…adorno di mille piume e veli vi danza di profilo, più gli occhi vi si affondano più si copre, più gli occhi con forza spingono, tanto più la rosa si richiude, si stringe in sé, conservndo un sé di nessuna essenza, nessuna essenza profumata, un simulacro d’odore, un sé senza possibile raccolta….
…quanto son belli i fiori ì….

7 dicembre 2011
[mie linee, miei strascichi deboli su di un pavimento ampio, mio gettito e mia dannazione, mia derivazione e mia conservazione, mio concentrato e mia mascherazione, mio essenzialismo e mia dissimulazione...va, si ti mando, si vi mando, vi mando in mezzo...in mezzo ai lupi, ma vi mando scortate, vi mando sottili e leggere, vi mando con tutto il potere di farvi rifiutare, si vi mando con la forza di deludere, si che incredibile gioco, si un gioco di scrittura, come un gioco di vita, una mandata di lettereche circoleranno davanti ai vostri occhi, agili, esse, fuggiranno, fuggiranno ogni cappio ed ogni presa, e siccome indirizzate a nessuno, si proprio così, indirizzate a nessuno di voi che leggete, no esse si indirizzano ad ognuno che vi porrà occhio e ppure a nessuno di voi, nè a me, esse s-gusciano fuori della mia covata, si slegano, si sguinzagliano e mi assalgono,..ma a chi vanno, allora? lasciatele, abbandonatele, non troveranno da chi andare e se pure trovassero, noi non lo sapremmo]
pausa
sentire…no…non voler sentire niente…nessun richiamo, nessuno
[perchè sentire è solo riconoscere, riportare e rimettere, rimettersi e restituire, ad ognuno il suo]
pausa..
dal mondo, dal mio mondo, essere in pausa da sé…non voler più assegnare ruoli e stati, non voler appiccicare identità..
il silenzio batte il suo arresto sul mondo, sul mio percepito e sul mio costante attacco
pausa, come momento non preceduto nè seguito, come un tacere del fiume continuo..
nè da una parte, nè dall’altra, solo pausa, alla ricerca della semplicità così semplice da zittire anche una sua ricerca..si lo sai quanto sia impossibile…la tua lingua insegue il mondo pronta a leccarlo tutto, a sbavarlo tutto, a metter immediatamente addosso qualcosa di tuo..
pausa, fratturache durà l’instabile divisione d’un nucleo atomico, una breve danza prima di ricadere in un blocco compatto, volo a mezz’aria prima di rimettere i piedi a terra..meraviglia di un acuto, della tracotante libertà
anche solo per un brevissimo…
pausa
pausa e battuta a vuoto, forse che nessuno parli?…no, non è così, sono solo voci nuove con parole nuove[nuovo come impossibile ricordo]…parole che non ho mai sentito, che non mi richiamano a nulla, si proprio così, al nulla..
pausa, pausa di un sorriso e pausa di un’emozione, strappo violento di quel che non conosci, dell’inusuale, dell’inabituale..
pausa di un rossore, dell’emozione imprevista…del granello che tu hai sempre creduto di dover contemplare, anzi creder di dover vivere per esso
attimi che non si possono cristallizzare, né che sanno invecchiare…contornati appena di questi poveri, esili, semplici, ma candidi neri fili

7 dicembre 2011
…conosci i giorni che stanno passando, solo nella misura in cui riprendono il numero ed il nome degli anni già trascorsi, ma non sai cosa affiora ogni alba, cosa invade il tuo giorno nuovo….
ma tu conosci i tuoi giorni ed a cosa girano attorno…ad altre date e parole…e tu guardi un pò indietro e ti spezzi piano piano, dovresti darti tempo, dovrebbero darti tempo, dovrebbe ridarti il tempo…tu non sei più il padrone di nulla, sei sempre in bilico tra il forzare e l’abbandono…non si ferma un attimo la tua testa, tu non ne puoi più, tu non ne puoi veramente più….vorresti bruciare una parte di te…nausea, voglia di produrre un fiotto prorompente dalla bocca che tutto faccia uscire…ingoiare una mano, aspettare che la mano abbia acciuffato il male e poi rigettarla fuori, insieme ai filamenti e liquidi acidi, nauseanti dell’interno…
…ma la cosa che ti dà più pena è la tua testa che ha sbattutto così tanto, ed ora non sa più dove sbattere, dove andrà a finire, troverà più una strada o una direzione?….
…no essa ha finito, essa ha finito di scavare, essa ha finito di costruire, ha finito tutte le riserve, ogni giorno affronta il mare aperto ed ogni giorno affonda un pò di più, non c’è progresso, c’è discesa, c’è precipizio, non c’è incaglio, ma sprofondare vertiginoso…una rotta persa ha fatto sì che tu perdessi tutta la mappa, tu non sai neanche più il tuo nome, il tuo passato viene a cancellarsi e tu ti stai cancellando, barcollando per sopravvivere, per respirare…non riuscendo a scioglierti dal peso, dalla schiavitù…quand’anche dalla voce che continua a zittirsi, che continua a non far sentire la sua voce, nè dà segni, nè imprime orme, nè infonde forza, nè ci dona un abbraccio…tu hai solo sognato e ti sei perso dentro la tua poesia, ben orchestrata, nel tuo mondo magico in cui rimani prigioniero, il tuo recinto privato…tu che vorresti scomparire in silenzio, in silenzio….senza che mai nessuno……ssssssssssssttt…..silenzio……senza lambire più le coscienze altrui…..senza più darsi al ricordo, tantomeno al presente, ma chiudersi, guardarsi, danzare, soli, senza musica, danzare passo dopo passo e dolci, leggeri, evanescere…senza esser più un fastidio, senza pesare neanche su se stessi, io il mio male maggiore….

7 dicembre 2011
Parlare senza frasi, senza corse, senza assenze, nè tendimenti; questo è un desiderio. Riuscire a guardarmi per sapere cosa vado nascondendo a me stesso, immobilizzare il piano, arrestare il circondante e respirare, per poi guardarmi negli occhi, alzare la testa, lento movimento di mento che si leva, e guardare te fisso, per la prima volta, per la prima volta lasciare che i miei occhi siano visti…
ma perchè sono tutto occhi? perchè voler controllare tutto, quando poi in fin dei conti, a conti fatti, io sento solo il sentire, voler ricevere, la mia mano aperta che nulla tiene, stringe o possiede, che nulla vuole afferrare e fissare, quando poi, fatti tutti i conti, ma in un istante, come fosse uno schiocco di dita, non vuole occhi biechi, forse neanche occhi?
vorrei mettere la mano in un sacchetto e tirar fuori coriandoli, lanciarli in aria, lasciarli cadere senza nenache vedere dove si posano, continuare a camminare e continuare a lanciarli…
avete visto un lancio di coriandoli?
salgono finchè la spinta dura, poi ricadendo cominciano a girare faccia, si volgono e rivolgono ed a me sembra felici cadono…forse le mie appaiono parole storte, oggi qui sopra, ma semplici, segni di una volontà di vivere senza più malignare, senza più proteggersi, conservarsi aspro, perchè tu lo hai forse scoperto quanto le tue contravvenzioni siano false, tu contravvieni, non si discute il fatto, ma perchè, che senti?
Vivere come fosse sempre il primo giorno, un giorno sempre più bello, ma più bello rispetto a cosa se è il primo? Più bello di come lo si pensava(di come ci si aspetta(aspectus) di trovarlo)…rispondo io.
vai…

7 dicembre 2011
11
Appena arrivato, ho posato le valigie in terra ed ho iniziato a scriverti.
Poi ho dovuto interrompere e ripreso. Sono giorni che ti scrivo su fogli volanti, su fogli che mi ritrovo in tasca, ne poso alcuni sul tavolo, altri sul comodino del letto, altri ancora tra le pagine dei libri, come segnali tra i libri e capolino tra i fogli. Scrivo quasi ogni pensiero; lo modello in questa lingua sconosciuta, così poco familiare, così tua; non son riuscito mai a parlare la tua lingua, a far parlare in me la tua lingua, così scomposta durante i nostri baci; le nostre lingue non son mai state in parallelo, eppure io, ecco vedi con un pò di calma, riesco a scriverla, devo riuscirci, è il passaggio obbligato per poter parlarti. Straniero nella tua lingua, straniero tra le tue parole. Tu che non mi risponderai, forse non c’è risposta ed io non la cerco, forse, tu che mi hai sempre creduto un gradino più in basso, come se non sapessi guardarmi, come se non sapessi leggermi, ed è proprio perchè non sai leggermi che tu non mi risponderai -quanto desidero saper leggere, saperti leggere il cuore, ma non lo so, lo leggo e basta; leggo la lettura dei tuoi occhi, leggo la lettera che silenziosa risponderesti, si ormai leggo il silenzio, i miei occhi vedono dove non c’è nulla da vedere, vedono l’invisibili tracce dei tuoi sospiri; tu che avevi abbandonato il passato remoto, che avevi annunciato al passato l’esser remoto, ed invece lentamente hai spento la luce e chiuso le stelle, riesumando fantasmi, tu che mi hai misurato a fantasmi, prendevi la taglia di entrambi, in effetti a me la misura spettrale non stava, ero troppo presente e vivo. Come una sarta con i suoi modelli -forse infiniti spettri tra me e te si aggirano, forse un cerchio di fantasmi ci stringe, anche questa lettera lo è, questa folle lettera lo è, è il mio io che ti presento in questa veste e con questi panni, forse anche i nostri ricordi, il mio di te, il tuo di me.
Eppure sapessi quanto la strada del mio tempo, percorsa in questi primi giorni, è piena di pensieri che si rivolgono a te, i miei pensieri si fanno densi, si compongono, si imbustano e si spediscono, da soli, mio dolce-amaro arrivo. Ogni arrivo è un mancamento affinchè sia tale, è uno svenimento d’obbiettivo, un demosciamento di fantasma.
12
Sui muri di questa città, dove una scritta compare io leggo il tuo nome; si non il tuo, lo so bene; come può essere il tuo? Il tuo di te in questa lingua mia che non ti conosce, per la quale sei la sconosciuta…come io nella tua, il mio nome intraducibile nella tua bocca, il mio farmi nome in te, così strano…il tuo chiamarmi, il tuo richiamarmi in mille modi, il tuo, dico tuo, modo di appellarmi e di tendermi, di richiamarmi all’attenzione, alla tua attenzione per svanire infine. Le tue fughe per le stradine.
13
Ho fatto un viaggio schifoso, mare senza pace, continuo a sbattere dal ponte a coperta, i limiti della nave mi soffocano. Nausea più per il tuo addio, che per il mare…vedo chiazze di cielo. Mentre partivo ho ripercorso in taxi dei tratti delle nostre passeggiate, tornavo e ritornavo al passato, mentre lui ripercorreva io rincorrevo e pensavo a te, pensavo dove fossi in quel momento, cosa attraversava la tua testa, noi che ancor per poco eravamo così vicini, eppure ormai lontani. Dov’è il tuo cuore? Chissà come batte? Domande che si accavallano ora, ma che tu non saprai quante e quante volte torneranno in me, esse di tanto in tanto rifioriranno e partiranno verso di te, ma tu, schermo chiuso, non saprai quanto i miei pensieri ti cullano e quanto faranno per anni ancora, perchè io tengo tutto dentro, tengo tutto come in un mare immenso eppure finito, dove ogni corrente ha un nome ed ogni flutto un viso; l’amore non finisce mai di girare, forse a vuoto, si forse…forse è solo una corsa a vuoto, che continua a tornare e segnare sempre di più un tracciato…me.
Ti scrivo nelle pause dei trasferimenti, ti scrivo mentre sono sballottato da un capo all’altro della città per lavoro, non per il mio lavoro, lo sai, ma per averne uno. Condizioni disastrose, sapessi; o forse sono io incontentabile. Solo adesso son riuscito a fare un po’ di ordine, tra tutti i fogli, anche dietro gli scontrini dei negozi ti ho scritto. Ti ho scritto ovunque. Ti scrivo ovunque, dappertutto, su ogni viso che incontro(«la conoscete ?, l’avete vista ?, so che la conoscete, se sapeste, si si, parlatemi di lei, si si, ve ne parlerò io, si si che le nostre parole le arrivino») e adesso che ricompongo, che riscrivo, che riporto come fosse una seconda mano quello che ho scritto nei giorni addietro, sono preso da una strana sensazione; quasi preferirei spedirti i mille brandelli di lettera, piuttosto che tessere ora, a mente fredda, un panno compatto, perchè mandarti il freddo di lettere che non saltano? perchè dover ricucire e sistemare la pulsante vena che mi inonda?; che senso ha riordinare tutto? Avrei dovuto spedire appena scritto, e per ogni scritto una spedizione. Cosa avrei dovuto aspettare? Forse un po’ del mio calore sarebbe perfino arrivato a te.
Il foglio sul quale scrivo è un isola tra le cartacce stropicciate, del mio scriverti disordinato di questi giorni. Li ho radunati tutti, i foglietti, e cerco di non muovere troppo le mani per non farne cadere in terra alcuno.
16
Nel buio dei tuoi occhi: scrivo lontano dal tuo sguardo, dalle tue pupille che sapevano disegnarmi per te, e scrivo dell’oblio dei tuoi occhi che non sanno più guardarmi. Sento il silenzio dei tuoi pensieri e l’ombra sui nostri ricordi.
18
Notte accesa di sorgenti salate, di altalene. Sono sette giorni ormai che non ti vedo, un pò l’aria si calma, l’onda dal sasso lanciato si è sparsa tutt’intorno al lago, ha toccato il bordo e tornata indietro in contrazione ha scontrato le ultime che ancora si formavano nuove; l’aria si ferma nei polmoni quando ricompari nella mia testa…………Una spes nastosio.

7 dicembre 2011
…torna tutto, ritorna tutto dentro…solo stavolta più forte ed io non ho dominio di niente…io sono niente…..
io che voi non sapete chi sono, io che scrivo senza dirvi niente….posso solo piangere…possono solo fratturarsi le parole, l’ortogramma, la grammatica…le grammatiche….piansi e continuo
perdonatemi di non avervi perdonato…solo questo

7 dicembre 2011
siamo in 4 e viaggiamo, ruote su ruote e noi compatti[anzi no compattati, passività o costrizione], e tu pensi che siete 4, pensi a questa formulazione, a questa formazione che viaggia…ora a vuoto e chissà quando mai unita, eravamo 4, ma sempre ancora un numero maggiore, 4 e tu rifletti, tu ti stacchi, tu ti sei adoperato affinchè non ci fosse più niente, non ci fossero più linee, niente più lacci, tu ti sei ri-bellato, tu hai voluto infrangere qualsiasi immagine di focolare, tu hai voluto lottare e rinnegare, tu li hai lasciati soli accusandoli di non darti quel di cui avevi bisogno, tu sei stato soltanto dentro la tua testa, non hai voluto vedere nient’altro, non hai più portato l’orecchio verso le loro parole, tu non hai più voluto ascoltarli, si fuori, no dentro, tu hai rotto ogni fede dal momento che hai capito di non poterti più fidare, tu , tu, mentre il mondo fuori si svolgeva, mentre loro vivevano tu hai alzato la testa, tu hai spostato lo sguardo, tu lo hai mandato in dentro, tu ti sei tolto, tu te ne andavi e pur rimanevi lì col corpo, tu sei stato ferito, le tue ferite più gravi erano la paura ed il tremore, [tu tremavi, tu ti sei perennemente angosciato, tu hai vissuto nel modo più intenso possibile in così poco tempo] per questo sei corso via, per questo li abbandonavi pur prestando attenzione, fino al punto di consumarli e non credere più in loro, tu li conosci, o meglio li hai conosciuti e li giudichi morti, tu continui a giudicarli, tu li sai….tu stesso conosci il grave errore….tutto il tuo pensiero vi corre contro, si ti corre contro, ti batte e tu ti batti con te…per amore e per odio…..
ed infine hai abbattutto il vostro focolare, ogni casa, tu hai cercato diessere sempre più vero e di scartare tutto il resto…si, fu proprio così ed hai cominciato ad inseguire, una lunga scia, solo ora te ne ricordi, una scia che ti lega al passato e che segna quanto tu sia ridicolo, si è vero, lo sono, hai cominciato a staccarti e correre, volare, tanti decolli, sempre più oltre fino alla caduta, alla cascata di cadute, prima dell’ultimo anno, poi la caduta sua, di tuo….., l’unico che hai conosciuto, e ritrovarti ancora più scoperto, ancora più nella paura, ancora dentro il tuo tremore…che nel giro di un anno da placida bestiola che dentro al chiuso se ne poteva stare ed alla quale si dava di tanto in tanto spazio, parola, dentro quaderni, dentro notti…ora non si può arrestare il furioso mostro che sempre esce fuori e che tocca ogni tuo giorno, ogni tuo incontro…si è cresciuta la sua ferocia ed il suo sorprenderti, s’è potenziato….potenziato, l’ultimo anno a portarmi fuori di me tutto ciò che mi restava ancora dentro, l’ultimo anno a lambirmi, a scalfirmi le ossa, forgiandole alla frattura, all’irrecuperabilità….
si tu hai tagliato ogni ponte allontanando tutti e tutto da te, tu hai rifiutato e continui a farlo tutto il mondo, tu che non vuoi surgelature, irrigidimenti, no tu non vuoi strutture, si forse non vuoi pesi, si, ecco….hai paura tremenda, si solo, e forse anche, perchè essa non è stata mai accolta, essa, non nel suo sgorgare ma nella sua premessa, mai abbracciata, mai pacificata prima del tempo, eppure due braccia vennero per portarmi così in alto ed è da così in alto che sono caduto….
perchè il tuo osare, il tuo scalare oltre tutto te lo porti nel sangue, e quasi non avresti potuto non…..

7 dicembre 2011
Piuttosto si buca, si viene forati e risucchiati, non ci si adegua mai, nè si vien coperti….coestensione impossibile, improponibile…in fondo non c’è guadagno o perdita, in fondo non c’è qualcosa, cioè non c’è una cosa di cui si ha il possesso, insomma alla fine, sul fondo non si son erette costruzioni che poi possano crollare e lasciare senza, lasciare un senza. Non ci sono eventuali incrementi, valori d’aggiunta, aggiunzioni di qualsiasi tipo, materia addizionale, no, non un’unione senza la quale io rimango io, no, non un piano senza soprammobile, no, non una sfera che allaccia collegamenti, no, ero solo e semplicemente io, quello che ho perso d’essere[non linea che si alza per poi rinormalizzarsi, non pioggie che alzano il livello no, ma affondamento, caduta e svuotamento senza sorte, fratturato nel midollo, ma io qui perchè continuo, perchè continuo a tessere, non una tela, in passato forse si, ma un filo, appena la forza di un filo appena l'elaborazione della possibilità di ritrovar qualcosa anche se ciechi, al tatto...io,,io,,,,,io,,,,,dove sei?], quel che non avrà più da comparire davanti agli altri, perchè tu ti porti dentro, porti dentro te stesso con troppo peso, dai troppo peso a te stesso, come se la tua vita decidesse del destino del mondo, come se la tua vita confermasse le teorie sul mondo, come se tu fossi l’esempio, come se tu li portassi tutti sopra le spalle, si, certo ma questi pensieri arrivano dopo, queste scuse facili tu le metti in campo dopo, all’inizio c’è solo, in te, perdita e rincorsa, solo ciò tra tutti gli stati…..tu non l’alterazione, stavolta si quest’unica volta, ma il cambiamento totale dopo il quale io mi son perso, io non mi riconosco più, io non ritornerò ad essere quello di prima, non ci sarà più coincidenza, io ed è questo quello che ho scoperto, quello che mi ha scoperto questi pochi attimi, io dal più nulla profondo pervengo per scrivere ancora, finchè ne abbia forza qui, riemergere con le ultime forze rimaste, per rintracciarmi qui sopra, per andarmi in cerca per mandarmi alla cerca…di me, tu ti sei girato, ti sei rigirato, pronto all’ultima giravolta, all’ultimo volta faccia, il definitivo, quello che chi sa quando arriva e dopo l’arrivo, arrivare ed arrivare senza smettere di farlo