17 dicembre 2011
..lo immagini dire: “la ben rotonda confusione!”; sarebbe bellissimo e ci darebbe da pensare per così tanto che lo stesso pensiero dovrebbe cambiare…una confusione rotonda, e dunque, bisognerebbe solo accarezzare queste parole per far proliferare un mondo…queste parole e questo storpiamento che mi ha colpito d’improvviso, senza viso, senza volto pronto al cattivo gioco…perché ecco che la certezza si fa rotolare a terra come testa mozzata…queste parole, questo sbaglio -lo sbaglio per eccellenza- non solo uno storpiamento, ma la capitolazione totale mi hanno colpito, dopo il “clic”, dopo la riflessione survenuta al buon consiglio ed alle buone parole, all’indecisione, che altro non è che una lama che ciondola tra possibili tagli…ma ecco -avevo pensato di scrivere: -dunque- ma il registro cambia, cambia lo stropicciamento, l’attorcinamento delle mani, la fluizione- ecco allora, eccomi, eccoci nella ben rotonda confusione…immaginate una confusione ben definita, circoscritta fino alla terza dimensione…ed ancor più: la ben rotonda, ovvero la perfezione, il giro di un compasso stellare, che gira una volta intorno a se stesso, e poi ancora intorno alla prima conferenza tracciata, includendola in un altro cerchio di ortogonalità. E immaginate ancora -cosa sono se non spettri, se non immagini, le più ardite e le più semplici, le più impossibili e le più banali quelle della geometria- tutte le circonferenze che andrebbero a chiudere una tale sfera partendo solo dalle due iniziale, pensate a questo compasso che impazzito comincerebbe a sganciarsi dall’ordine iniziale e creerebbe ordini, ortogonalità sempre nuove e potenzialmente infinite sempre nel tentativo di disegno della stessa sfera, un compasso sarto. Ma anche un sarto compassato che impiega giorni, mesi, anni a descrivere la propria opera, il proprio abito. Ed arrivato alla definizione, alla perfetta concretizzazione della perfezione, ad una creazione non decaduta (da ché si pensa la creazione, si pensa la perdita, la nostalgia e l’allontanamento; F. ne sa molto in proposito) egli avrebbe circonfuso la ben rotondità, la sua perfezionalissima sfera chiusa…ma ecco il nocciolo, il seme della complessita(le mille deflorazioni del seme, l’innuclearità e la sua denuclearità). Il ben rotondo, la sfericità racchiude, definisce e implica la confusione. Se solo avesse detto: “la ben rotonda confusione”, ecco che sarebbe stato tutto diverso e noi avremmo parlato più lingue e costruito meno palazzi. Immagina allora la sfera (si dice tecnicamente lo “Sfero”, strano passaggio di genere..) che cerne la confusione, l’impazzimento dilatante e disperdente, la disconcentrazione. Ma ecco -ed ancora mi devo domandare di questo modello ostensivo dell’ecco, del “vi do da vedere”, “guardate”, “guardate con i vostri occhi”, “non c’è trucco, non c’é inganno”, l’inganno dei dimostratori, la vera confusione e contraddizione di dimostrare ciò che si mostra da sé, perché se qualcosa si mostra, non si danno dimostrazioni, ecco, eccolo l’inganno princeps di me che vi dico “ecco l’inganno dell’ecco”, andando al di là di tutti i paradossi, ed ecco, eccolo il secondo inganno della presentazione dell’inganno elevato al quadrato, e così via in un circuito infinito, nel circolo che tanto mi ricorda la sfera….- dicevo, per l’appunto, ecco la nota non dimostrativa, la nota che sfugge ai pentagrammi (ed ecco che nessuno ha provato mai ad interessarsi alla scrittura musicale, tutti hanno privilegiato le aritmetiche e le geometrie…ci sarebbe un mondo da scrivere sulla storia della scrittura musicale…variazioni, aggiustamenti, universalismo…cattolicesimo, organi, trapianti;;;)…la nota che distorce la simmetria logica e che ci fa domandare au bout, à bout de souffle, se sia mai possibile definire la confusione, se sia mai possibile rinchiuderla nella sfera chiusa ed indeformabile… ed allora cosa si può immaginare se non una sfera placentare che si sforma e si deforma, che respira creaturalmente, che pulsa, ecco ecco eccco mi manca ancora tanto…..