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18 febbraio 2012

Mentre passavo, nella testa passavano le immagini del frontale e del posteriore, non solo del domani e del passato, ma del dovere e del piacere, con qualcuno in mezzo..la faccia davanti ed il culo dietro…ed ecco lì, mentre immaginavo in questa posa dinamica e senza controllo del potere e della libido compresenti, mentre rimuginavo sul potere istituzionale e sull’espressione libera, mentre complicavo le figure fino a fonderle, fino a comporre un cerbero…lì è spuntata la sorpresa che tutto smonta, l’esser riconosciuto senza nome….mentre immaginavo si è realizzato, mentre smontavo pezzi tutto si ricompose…

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14 febbraio 2012

..viaggiatore di una notte mai finita, ancora qui a strizzare gocce da fuggiasco. Ancora qui per trovare il modo di vivere senza morire. Voglio solo darvi l’immagine di due movimenti simmetrici contrapposti: vivere e morire, mentre uno cresce l’altro si inabissa. Continuare, senza continuità a vivere. O meglio, o diversamente, sentire….in una sola parola, senza molo e senza teli. Sentire. Non continuare, non forzare la mano, solo sentire; perché hai capito che la tua vela di viaggio t’ha coperto la faccia, ti ha protetto e ti ha nascosto, mi ha nascosto: ha nasosto me, ha nascosto a me…la mia vela che mi ha abbracciato soave, contro le sirene, lei più sirena di loro (e cosa dovrebbe confessarci Ulisse sul contorcimento dei sensibilia, sull’autoaffezione sirenica al posto delle sirene, sulla volontà, l’anima, responsabilità opposta alle sirene…Socrate già vigilava prima della nascita…sempre presi tra la castrazione e la difesa, tra la protezione e l’autoimmunità…), mi ha detto :” ti nascondo..”.  Ed ecco che (mi) ha nascosto tutto. Mi trovo lì, ora a dover fare i conti con questi frantumi dimenticati, con il cuor grosso, di chi non sa più da dove dover cominciare. Per non sentire le sirene, tu hai chiuso gli occhi, per non guardare i fili ed ora  vuoi solo questi fili che hai appena riannodato, che hai appena ristretto e ripreso…e come fare ora a sospenderli di nuovo, come fare i conti ancora una volta con questa scure che tiu scinde, con questa lama di determinazione e di giustezza che ti regola la vita e che ti ordina la freddezza ed il calore. Sento/non-sento…Un viaggiatore le cui tappe precedenti spariscono, un passeggero calviniano che annichilisce le città per cui è passato. Ed allora, l’esercizio più artificiale e più naturale del mondo si richiede, un gioco, un prestigio da sciamano…Riprendere, rimpastare, rivedere e riabilitare, resuscitare, tenere in vita dentro, tenere in vita il dentro a costo della bruciatura, a costo dell’incandescenza della sonda….

 

perché un colpo ho da dirvi io vi sento, sento ogni vostro passo ed il grido ascolto di continuo, e mai uno sguardo cade senza punto, senza punzione, in me.

 

 

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19 gennaio 2012

attanagliare con una dislessia da tastiera la composizione neutrale e logica dell’argomentazione, scompigliare con una componente folle, non un gesto, non dico “gesto” perché appesantirebbe questa struttura grammaticale che si muove -componente non-attiva, non decisa- che muove questa scrittura, la ragionevole programmaticità testuale, discorsivamente assemblata, scientemente calcolata…ecco tutto ciò non è un gesto, non è un’azione volontaria. E non descrivo una prassi da comportamento, un protocollo comportamentale, un’etica dell’atteggiamento, un comando all’azione, esprimo un sentimento; un sentimento che si muove, che è mosso dalle interdizioni di critica, la critica alla ragione razionalizza la risposta da dare, la proposta. Stretto in un costringimento dato dalla critica al costringimento mi obbliga qui, ora e sempre, con una maggiore o minore consapevolezza a regolarmi. Io mi regolo tra la verità e la più profonda e criticata verità, mi muovo come acrobata da circo, come spettacolatore, come colui che dà spettacolo, come colui che richiama alla visione, come il catalizzatore all’attenzione, esibizionista, narciso, indigente di affetto e di calore, mi muovo come su di un filo. Tra voi e me, tra il rigore della critica e la verità, tra ciò che chiamano l’illusione e ciò che chiamano il senza senso. E muoversi su questa corda di violino, tra metafore – cosa vi ho espresso con “corda” e “violino”? il sottile, la difficoltà, la tensione, il tendimento, l’armonia, l’equilibrio precario – che si impongono a me ed a voi è come correre all’impazzata senza fermarsi a dire, senza congiunger labbra e proferire, senza ricercare il senso. E sogno, so(g)no, un corriere espresso senza espressioni, muto che continui il suo viaggio senza punti di raccolta, senza consegne, senza la consegna già preordinata, una sorta di indirizzo cancellato, reso illeggibile da acqua e sabbia. E sogno, so(g)no ancor più una serie di corrieri, di agenti incaricati di portare dei messaggi senza punti di raccolta comune, senza starter univoco, senza base di controllo e coordinamento, solo venti che si muovono. E questo è nulla? Avremmo fatto niente, avremmo niente, niente compreso?

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10 gennaio 2012

…mentre procede la combinatoria della prevedibilità, il calcolo relazionale all’interno dello scacchiere preposto da un elaboratore elettronico, scopro che anche un computer può rimanere in difficoltà davanti la follia del sacrificio…esposizione di una pedina, gesto irrazionale volto alla non difesa, alla non conservazione…ed eccomi qui ad elemosinare il sentimento dal pc

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17 dicembre 2011

..lo immagini dire: “la ben rotonda confusione!”; sarebbe bellissimo e ci darebbe da pensare per così tanto che lo stesso pensiero dovrebbe cambiare…una confusione rotonda, e dunque, bisognerebbe solo accarezzare queste parole per far proliferare un mondo…queste parole e questo storpiamento che mi ha colpito d’improvviso, senza viso, senza volto pronto al cattivo gioco…perché ecco che la certezza si fa rotolare a terra come testa mozzata…queste parole, questo sbaglio -lo sbaglio per eccellenza- non solo uno storpiamento, ma la capitolazione totale mi hanno colpito, dopo il “clic”, dopo la riflessione survenuta al buon consiglio ed alle buone parole, all’indecisione, che altro non è che una lama che ciondola tra possibili tagli…ma ecco -avevo pensato di scrivere: -dunque- ma il registro cambia, cambia lo stropicciamento, l’attorcinamento delle mani, la fluizione- ecco allora, eccomi, eccoci nella ben rotonda confusione…immaginate una confusione ben definita, circoscritta fino alla terza dimensione…ed ancor più: la ben rotonda, ovvero la perfezione, il giro di un compasso stellare, che gira una volta intorno a se stesso, e poi ancora intorno alla prima conferenza tracciata, includendola in un altro cerchio di ortogonalità. E immaginate ancora -cosa sono se non spettri, se non immagini, le più ardite e le più semplici, le più impossibili e le più banali quelle della geometria- tutte le circonferenze che andrebbero a chiudere una tale sfera partendo solo dalle due iniziale, pensate a questo compasso che impazzito comincerebbe a sganciarsi dall’ordine iniziale e creerebbe ordini, ortogonalità sempre nuove e potenzialmente infinite sempre nel tentativo di disegno della stessa sfera, un compasso sarto. Ma anche un sarto compassato che impiega giorni, mesi, anni a descrivere la propria opera, il proprio abito. Ed arrivato alla definizione, alla perfetta concretizzazione della perfezione, ad una creazione non decaduta (da ché si pensa la creazione, si pensa la perdita, la nostalgia e l’allontanamento; F. ne sa molto in proposito) egli avrebbe circonfuso la ben rotondità, la sua perfezionalissima sfera chiusa…ma ecco il nocciolo, il seme della complessita(le mille deflorazioni del seme, l’innuclearità e la sua denuclearità). Il ben rotondo, la sfericità racchiude, definisce e implica la confusione. Se solo avesse detto: “la ben rotonda confusione”, ecco che sarebbe stato tutto diverso e noi avremmo parlato più lingue e costruito meno palazzi. Immagina allora la sfera (si dice tecnicamente lo “Sfero”, strano passaggio di genere..) che cerne la confusione, l’impazzimento dilatante e disperdente, la disconcentrazione. Ma ecco -ed ancora mi devo domandare di questo modello ostensivo dell’ecco, del “vi do da vedere”, “guardate”, “guardate con i vostri occhi”, “non c’è trucco, non c’é inganno”, l’inganno dei dimostratori, la vera confusione e contraddizione di dimostrare ciò che si mostra da sé, perché se qualcosa si mostra, non si danno dimostrazioni, ecco, eccolo l’inganno princeps di me che vi dico “ecco l’inganno dell’ecco”, andando al di là di tutti i paradossi, ed ecco, eccolo il secondo inganno della presentazione dell’inganno elevato al quadrato, e così via in un circuito infinito, nel circolo che tanto mi ricorda la sfera….- dicevo, per l’appunto, ecco la nota non dimostrativa, la nota che sfugge ai pentagrammi (ed ecco che nessuno ha provato mai ad interessarsi alla scrittura musicale, tutti hanno privilegiato le aritmetiche e le geometrie…ci sarebbe un mondo da scrivere sulla storia della scrittura musicale…variazioni, aggiustamenti, universalismo…cattolicesimo, organi, trapianti;;;)…la nota che distorce la simmetria logica e che ci fa domandare au bout, à bout de souffle, se sia mai possibile definire la confusione, se sia mai possibile rinchiuderla nella sfera chiusa ed indeformabile… ed allora cosa si può immaginare se non una sfera placentare che si sforma e si deforma, che respira creaturalmente, che pulsa, ecco ecco eccco mi manca ancora tanto…..

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7 dicembre 2011

PEREGRINI che giunti qui entriamo in confusione. Il tracollo intero del tempo ha disorganizzato completamente la memoria…non ci sono più date, non c’é più ordine di ricordo, ma tutto uno sfarfugliamento…perdonate la confusione….

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Primo giardino

7 dicembre 2011

Vestizione complessa…come di rosa, chiusa, avvolta di petali…ma la rosa stessa è il suo avvolgimento, è l’intrico indistinguibile dei suoi manti con al centro nulla, quasi la delusione che coglie chi cerca…sfogliare una rosa ed arrivare ad un centro assente, al primo petalo che però s’offre solo denucleato…uno scrigno vuoto.

Pensa chi cerca sapendo cosa cercare…pensa, invece, chi cerca sapendo cercare, sapendo la distanza e l’abbandono primi in tutto…senza forziere e senza sacca, senza maglie strette, ma con mani troppo inadatte per acciuffare, solo accarezzare, scostare e levigare…
…pensa che è salito sul pinnacolo più alto e s’è accorto che non può mettere due piedi a terra, non c’è spazio, non c’è base d’appoggio, allora saltella e si dà il cambio, prima con un piede e poi con l’altro…
…pensa che una volta salito ha condannato ogni scalata, già solo i primi gradini di casa, solo per vedere un pò di più, solo un pochino di più…con dentro una paura del vuoto e del precipizio immensi, ma con un gusto perverso e incoercibile a continuare a salire…superare, primeggiare nel vedere

ed ecco che l’occhio non guarda più negli occhi, ma obliquo, un passaggio laterale…non per continuare a vedere oltre, non cambia solo la strategia, cambia l’occhio ed il risultato…un risultato vuoto ora (un risultato vuoto, come in questo infinito gioco di specchi, dove io vi do a vedere i miei occhi che però non sapete cosa vedono; io vi racconto i miei specchi, ma non l’immagine riflessa, io posso solo dare superfici di rimando, io sono una superficie dove voi scrivete, si anche nell’assenza di scrittura[un passaggio d'occhi, una lettura è già quasi uno scrivere il vostro passaggio silente]; voi credete di vedere, voi credete di vedere come io credo, voi credete vedermi credere, voi credete vedermi credere a quel che vedo, a quel che cerco, a quel che ho preso di mira, a quel che ho puntato…come si fa a credere a quel che si vede, cos’è il credito alla vista, o ancora il credito in vista, per prov-vista, per provvidenza, per pre-videnza, un buon investimento?)

…ed è sempre così labile uno sguardo…come è difficile condurlo al punto giusto, dirigerlo dove si vuole, dove si crede di trovare…ma sempre pieni di specchi è la nostra vista…io credo di trovarmi qui sopra, ma non ci sono, sono deviato, sono rispedito a casa, io credo di leggermi ed invece percepisco solo i mille indirizzi, le mille destinazioni per cui sono partito, riesco appena a leggere la traccia del volo preso e poi niente…vedo solo specchi con fantasmi che vi navigano dentro ed io rimescolo tutto solo per voi, addensando allucinazioni visive ed occhi chiusi…

…ma lui lo sa, egli è questo sapere inconoscibile…adorno di mille piume e veli  vi danza di profilo, più gli occhi vi si affondano più si copre, più gli occhi con forza spingono, tanto più la rosa si richiude, si stringe in sé, conservndo un sé di nessuna essenza, nessuna essenza profumata, un simulacro d’odore, un sé senza possibile raccolta….

…quanto son belli i fiori ì….

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7 dicembre 2011
..mio conforto e mia dimora. Mia raccolta e mio traviamento, mia dolcezza e mia perversione
[mie linee, miei strascichi deboli su di un pavimento ampio, mio gettito e mia dannazione, mia derivazione e mia conservazione, mio concentrato e mia mascherazione, mio essenzialismo e mia dissimulazione...va, si ti mando, si vi mando, vi mando in mezzo...in mezzo ai lupi, ma vi mando scortate, vi mando sottili e leggere, vi mando con tutto il potere di farvi rifiutare, si vi mando con la forza di deludere, si che incredibile gioco, si un gioco di scrittura, come un gioco di vita, una mandata di lettereche circoleranno davanti ai vostri occhi, agili, esse, fuggiranno, fuggiranno ogni cappio ed ogni presa, e siccome indirizzate a nessuno, si proprio così, indirizzate a nessuno di voi che leggete, no esse si indirizzano ad ognuno che vi porrà occhio e ppure a nessuno di voi, nè a me, esse s-gusciano fuori della mia covata, si slegano, si sguinzagliano e mi assalgono,..ma a chi vanno, allora? lasciatele, abbandonatele, non troveranno da chi andare e se pure trovassero, noi non lo sapremmo]

pausa

sentire…no…non voler sentire niente…nessun richiamo, nessuno
[perchè sentire è solo riconoscere, riportare e rimettere, rimettersi e restituire, ad ognuno il suo]
pausa..
dal mondo, dal mio mondo, essere in pausa da sé…non voler più assegnare ruoli e stati, non voler appiccicare identità..

il silenzio batte il suo arresto sul mondo, sul mio percepito e sul mio costante attacco

pausa, come momento non preceduto nè seguito, come un tacere del fiume continuo..
nè da una parte, nè dall’altra, solo pausa, alla ricerca della semplicità così semplice da zittire anche una sua ricerca..si lo sai quanto sia impossibile…la tua lingua insegue il mondo pronta a leccarlo tutto, a sbavarlo tutto, a metter immediatamente addosso qualcosa di tuo..

pausa, fratturache durà l’instabile divisione d’un nucleo atomico, una breve danza prima di ricadere in un blocco compatto, volo a mezz’aria prima di rimettere i piedi a terra..meraviglia di un acuto, della tracotante libertà
anche solo per un brevissimo…

pausa

pausa e battuta a vuoto, forse che nessuno parli?…no, non è così, sono solo voci nuove con parole nuove[nuovo come impossibile ricordo]…parole che non ho mai sentito, che non mi richiamano a nulla, si proprio così, al nulla..

pausa, pausa di un sorriso e pausa di un’emozione, strappo violento di quel che non conosci, dell’inusuale, dell’inabituale..

pausa di un rossore, dell’emozione imprevista…del granello che tu hai sempre creduto di dover contemplare, anzi creder di dover vivere per esso

attimi che non si possono cristallizzare, né che sanno invecchiare…contornati appena di questi poveri, esili, semplici, ma candidi neri fili

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7 dicembre 2011

…conosci i giorni che stanno passando, solo nella misura in cui riprendono il numero ed il nome degli anni già trascorsi, ma non sai cosa affiora ogni alba, cosa invade il tuo giorno nuovo….

ma tu conosci i tuoi giorni ed a cosa girano attorno…ad altre date e parole…e tu guardi un pò indietro e ti spezzi piano piano, dovresti darti tempo, dovrebbero darti tempo, dovrebbe ridarti il tempo…tu non sei più il padrone di nulla, sei sempre in bilico tra il forzare e l’abbandono…non si ferma un attimo la tua testa, tu non ne puoi più, tu non ne puoi veramente più….vorresti bruciare una parte di te…nausea, voglia di produrre un fiotto prorompente dalla bocca che tutto faccia uscire…ingoiare una mano, aspettare che la mano abbia acciuffato il male e poi rigettarla fuori, insieme ai filamenti e liquidi acidi, nauseanti dell’interno…

…ma la cosa che ti dà più pena è la tua testa che ha sbattutto così tanto, ed ora non sa più dove sbattere, dove andrà a finire, troverà più una strada o una direzione?….

…no essa ha finito, essa ha finito di scavare, essa ha finito di costruire, ha finito tutte le riserve, ogni giorno affronta il mare aperto ed ogni giorno affonda un pò di più, non c’è progresso, c’è discesa, c’è precipizio, non c’è incaglio, ma sprofondare vertiginoso…una rotta persa ha fatto sì che tu perdessi tutta la mappa, tu non sai neanche più il tuo nome, il tuo passato viene a cancellarsi e tu ti stai cancellando, barcollando per sopravvivere, per respirare…non riuscendo a scioglierti dal peso, dalla schiavitù…quand’anche dalla voce che continua a zittirsi, che continua a non far sentire la sua voce, nè dà segni, nè imprime orme, nè infonde forza, nè ci dona un abbraccio…tu hai solo sognato e ti sei perso dentro la tua poesia, ben orchestrata, nel tuo mondo magico in cui rimani prigioniero, il tuo recinto privato…tu che vorresti scomparire in silenzio, in silenzio….senza che mai nessuno……ssssssssssssttt…..silenzio……senza lambire più le coscienze altrui…..senza più darsi al ricordo, tantomeno al presente, ma chiudersi, guardarsi, danzare, soli, senza musica, danzare passo dopo passo e dolci, leggeri, evanescere…senza esser più un fastidio, senza pesare neanche su se stessi, io il mio male maggiore….

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7 dicembre 2011

Parlare senza frasi, senza corse, senza assenze, nè tendimenti; questo è un desiderio. Riuscire a guardarmi per sapere cosa vado nascondendo a me stesso, immobilizzare il piano, arrestare il circondante e respirare, per poi guardarmi negli occhi, alzare la testa, lento movimento di mento che si leva, e guardare te fisso, per la prima volta, per la prima volta lasciare che i miei occhi siano visti…

ma perchè sono tutto occhi?   perchè voler controllare tutto, quando poi in fin dei conti, a conti fatti, io sento solo il sentire, voler ricevere, la mia mano aperta che nulla tiene, stringe o possiede, che nulla vuole afferrare e fissare, quando poi, fatti tutti i conti, ma in un istante, come fosse uno schiocco di dita, non vuole occhi biechi, forse neanche occhi?

vorrei mettere la mano in un sacchetto e tirar fuori coriandoli, lanciarli in aria, lasciarli cadere senza nenache vedere dove si posano, continuare a camminare e continuare a lanciarli…

avete visto un lancio di coriandoli?

salgono finchè la spinta dura, poi ricadendo cominciano a girare faccia, si volgono e rivolgono ed a me sembra felici cadono…forse le mie appaiono parole storte, oggi qui sopra, ma semplici, segni di una volontà di vivere senza più malignare, senza più proteggersi, conservarsi aspro, perchè tu lo hai forse scoperto quanto le tue contravvenzioni siano false, tu contravvieni, non si discute il fatto, ma perchè, che senti?

Vivere come fosse sempre il primo giorno, un giorno sempre più bello, ma più bello rispetto a cosa se è il primo? Più bello di come lo si pensava(di come ci si aspetta(aspectus) di trovarlo)…rispondo io.

vai…